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Dottor circo, l’unico medico d’Italia
che cura acrobati e domatori

 
Voghera, Giansisto Garavelli, 55 anni, da volontario assiste oltre cinquanta di artisti. Nando Orfei il suo primo paziente: «Sotto il tendone un mondo pieno di umanità»
 

da milano.corriere.it di Ermanno Bidone

«È una rete, come quella che protegge gli equilibristi che sbagliano il numero». Voghera, ore 9.45 di un giorno qualunque. Squilla il telefono. All’altro capo un acrobata. Una brutta distorsione l’ha messo ko a un giorno dalla prima in un’importante piazza del sud. Il dottor Giansisto Garavelli lo ascolta. Finito il turno al Serd (servizio dipendenze dell’Asst di Pavia), si accende la macchina del soccorso. Chiama, s’informa e alla fine riesce a trovare un ortopedico disposto a rimettere in piedi il suo nuovo paziente a 800 km di distanza.
Una storia tra tante per questo signore di 55 anni, innamorato dello «spettacolo più bello del mondo» che da bambino aspettava trepidante le carovane nella sua Castelnuovo Scrivia. «Prima il circo mi aiutava a scaricare la tensione che accumulavo sul lavoro, poi ho capito che potevo anche rendermi utile». Da quando ha iniziato, 5 anni fa, assistendo Nando Orfei, la sua fama si è diffusa tra le carovane. «Nando era un gran signore — ricorda — eravamo diventati amici». Era il cugino di «zia Moira», la regina del circo, passata anche lei sotto il suo stetoscopio. Ad oggi Giansisto ha seguito, direttamente o «per procura», circa 50 circensi malati, sempre gratis e fuori dal servizio. Molti sono guariti negli ospedali pavesi, tra di loro l’addestratrice di leoni Elena Bizzarro e la presentatrice del circo di Montecarlo Andrea Lehotska. «Contorsionisti e funamboli spesso hanno problemi ortopedici. Altre volte si tratta di traumi, altre ancora di patologie più comuni e anche oncologiche». Racconta di una giovane cavallerizza siciliana che sta seguendo in un difficile percorso insieme al primario di medicina di Stradella, Giovanni Ferrari: «Vive in Tunisia e fa la spola con l’Oltrepo per seguire le terapie».
Ecco la rete invisibile, la stessa che lui, specializzato in infettivologia, ha imparato ad usare fin da inizio carriera, lavorando nelle carceri negli anni del boom dell’Hiv. «Avendo a che fare con le dipendenze, capisci che il metodo risponde a una necessità: il paziente deve essere aiutato con approcci diversi, medico, psicologico e sociale».
Col tempo ha guadagnato fiducia ed è entrato nella grande famiglia dei circhi, «dove all’inizio ti guardano storto, ma poi scopri un mondo pieno di umanità e di dedizione. Non è raro vedere un monsieur loyal (il direttore di pista, ndr), svolgere le mansioni più umili. Ricordo Flavio Togni, ricco e famoso mentre tirava su tendoni come l’ultimo degli operai. È un ambiente pulito: non ho mai visto persone con problemi di alcool o droga». Dopo tanto volontariato, l’anno scorso è arrivata una piccola soddisfazione: una laurea ad honorem conferitagli dall’Ente nazionale circhi. Il presidente Antonio Buccioni l’ha proclamato, unico caso in Italia, «medico archiatro circense», per «l’impegno profuso nei confronti della salute della gente del circo».

 

 

 

22/03/2017 18.53.48

 

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