La Orfei si racconta prima di andare in pista: "Mastroianni
e Totò mi fecero entrambi la corte" Moira, la diva del circo a
Vigevano «E' stato il cinema a costringermi a lavorare con gli
elefanti»
di Linda Lucini
VIGEVANO. Un mito del circo, ma è inutile chiederle l'età: non
intende dirla neppure sotto tortura. Eppure Moira Orfei potrebbe
permetterselo. Di fronte a qualsiasi ragionevole numero si sentirebbe
rispondere che i suoi anni non li dimostra. «E il tutto senza lifting -
dice lei da ieri approdata a Vigevano con il Circo di Mosca che inizia
stasera i suoi spettacoli - ho il terrore di farlo. Adesso non ci penso
neppure, ma quando sarà il caso lo farò. In fondo lo fanno le
quarantenni... Io ci sono andata da uno di quelli lì, mi ha detto:
"Signora lei migliorerebbe del 5%, bisogna farlo quando si ottiene il 50».
Ho un bella pelle, sa? E poi chi viene al circo, lo vedrà da sè. Faccio il
finale sulla carrozza illuminata, purtroppo mi sono rotta il menisco con
gli elefanti, mi hanno operata e non posso fare molto. E poi mi sono
infettata con un orzaiolo e ho anche un occhio tutto gonfio. Mi tocca
andare in pista con gli occhiali. Ah, ma il mio pubblico non lo lascio
mica». E allora gli elefanti dovranno aspettare prima di vederla di
nuovo con loro sotto il tendone e lei lo dice quasi con il dispiacere di
una mamma: «Guardi, ho fatto anche tigri e leoni, ma quelli che più mi han
dato soddisfazione sono gli elefanti. Sono come un bambino di 4 anni.
Intelligenti, capiscono quandi gli parli. Mentre con le belve devi sempre
stare a distanza prima che ti saltino addosso. Mio figlio le tocca, ci va
anche a cavallo. E mio marito pure. Ma non si è amici con le belve nè
domatori, per funzionare devi diventare una tigre come loro». E pensare
che agli elefanti Moira c'è arrivata per necessità, più che per passione.
Tutta colpa del cinema: «Potevo fare solo gli elefanti perchè erano gli
unici che si ricordavano di me anche se stavo via 15 giorni. E via ci
stavo parecchio, visto che ho fatto ben 47 film. Ho lavorato con i grandi.
Due nomi? Mastroianni e Totò, per dire i primi che mi vengono in mente.
Marcello era un gran signore, Totò ancor di più. Mi han fatto la corte
entrambi, ma da gentiluomini. Ne ho avuti di corteggiatori, però con
gentilezza gli chiedevo di allontanarsi. Nel mondo dello spettacolo ci
sono di quelle cose, ricevi di quelle gomitate... Io avevo un nome alle
spalle, avevo un circo, sapevano che non avevo bisogno di lavorare. Io non
lo facevo per ambizione, ma solo per pubblicizzare il mio circo. Ma le
altre, ne avevano necessità... E adesso di gomitate se ne danno ancor di
più. E la tv peggio ancora del cinema». Non che la sua vita sia stata del
tutto facile, di guai lei e il suo circo ne hanno comunque avuti. A
cominciare da quella tournée in Iran proprio quando scoppiò la
rivoluzione: «Komeini aveva bruciato tutto, gli animali stavano malissimo.
Io cercavo di farmi aiutare da Andreotti tramite l'ambasciata, ma lui non
ne voleva sapere anche se io gli dicevo che c'erano 360 persone che
morivano di fame. Per fortuna che con il permesso di Farah Diba sono
riuscita a uscire dal paese e sono andata a pregare tutte le compagnie
navali: l'unico che mi ha dato una mano è stato Achille Lauro che, a un
prezzo patriottico, mi ha dato una nave e di nascosto siamo risuciti a
partire tutti». Ma c'è stato di peggio: «Ad Abadan volevano ammazzarci
tutti. Per fortuna che lì credono che se muoiono con una pallottola vanno
in paradiso tra latte e miele e che finiscono all'inferno se uccisi da una
zampata di leone. Quando sono venuti a farci fuori, eravamo sopra le
gabbie pronti ad aprirle, così sono scappati e anche noi ce l'abbiamo
fatta. A momenti ci lasciavamo la pelle». Invece Moira e il suo circo
ce l'hanno sempre fatta e, con il tempo, si sono rinnovati: «E' vero,
abbiamo sfondato un po' il vecchiume, anche perchè la gente dal circo deve
uscire contenta. Del resto vale più una parola del pubblico di cento
manifesti. Oggi proponiamo uno spettacolo che non ha interruzioni, dove il
pubblico non si annoia e passa due o tre ore senza accorgersi. Ora tra un
numero e l'altro ci sono le coreografie con delle belle ragazze. Abbiamo
le ballerine russe che fanno gli stacchetti. I balletti no, non li voglio:
quelli sono già troppi in tv. E poi il circo resta sempre lo spettacolo
più bello del mondo, senza parolacce, senza volgarità dove non ci sono
donne con il sedere e le tette di fuori». Un po' svestite però le donne
del circo lo sono sempre state... «Sì, ma erano coperte il giusto. Certo,
in pista si vedevano le gambe nude, mentre in tv era proibito e persino le
Kessler mettevano le calze nere. Ora è diverso, il circo è l'unico
spettacolo che va bene per le famiglie».